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Ci faremo splendide grazie a queste ninfee

Mantova lancia un'idea per una cosmesi piĆ¹ eco

(27 Agosto 2021) - Talvolta le idee più belle sbocciano come i fiori. Ed è quello che oggi accade a Mantova, dove è appena partita una sperimentazione sul riuso dei fiori di loto in un'ottica ecosostenibile. Il programma si chiama "Rilotus", coinvolge l'intero Parco del Mincio e coincide proprio con il centenario dell'importazione da queste parti della pianta acquatica più diffusa in Oriente. Era infatti il 1921 quando Maria Pellegreffi, una giovane laureata in Scienze naturali, introdusse rigogliosi esemplari appartenenti alla famiglia delle Nymphaeaceae negli specchi d'acqua della città lombarda. Messi a dimora nei laghi - grazie anche al marito Aurelio Zambianchi che lavorava nelle bonifiche - furono apprezzati in fretta per le loro virtù ornamentali senza badare troppo al rovescio della medaglia, ovvero agli ingenti danni che possono provocare all'intero ecosistema. Finanziato dalla Fondazione Banca Agricola Mantovana con un contributo di 10 mila euro (sufficiente per questa prima fase), il progetto attuale prevede la raccolta delle corolle bianco-rosate di questi grandi fiori per estrarne i principi attivi da destinare all'uso cosmetico. Attore della sfida - accanto all'ente di diritto pubblico che amministra il parco - è Econsulting-SostenAbility, team di professionisti specializzati nell'elaborazione e nella gestione di piani di lavoro di interesse ambientale. Esempio di economia circolare, Rilotus crea un'opportunità e allo stesso tempo risolve un problema. A spiegarlo a Gente è Maurizio Pellizzer, il presidente del Parco del Mincio: «Per noi mantovani il fiore di loto è un valore, ma anche un pesante onere. Infestante e non autoctono, scombina l'equilibrio della flora lacustre. Pertanto, da maggio a settembre, dobbiamo programmare operazioni di sfalcio e raccolta in modo da rispettare l'habitat acquatico e non intralciare la navigazione. L'attività si svolge su strutture galleggianti ed è assai costosa, ma necessaria». Di qui l'idea di trasformare questa pianta in una risorsa da vendere all'industria e impiegare il ricavato nella pulizia di laghi e canali della zona. Studiare gli usi alternativi di corolle, gambi e foglie è stato giocoforza. E qui è scesa in campo Econsulting-SostenAbility. «Il nostro è un progetto sostenibile. Dopo la verifica tecnica di fattibilità e le analisi di mercato per individuare filiere e partner commerciali, abbiamo capito che l'ambito cosmetico era il settore su cui concentrarsi. È fondamentale lavorare nel solco della transizione ecologica per accompagnare gli enti locali a rispettare l'Agenda 2030 dell'Onu [per lo sviluppo sostenibile, ndr]. L'economia non può più prescindere dall'impatto che ha sull'uomo e sull'ecosistema», aggiunge Lara Benazzi, che insieme alla collega Livia Consolo è cofondatrice e socia di Econsulting-SostenAbility. Altrettanto importante in tale concorso di menti l'opera della cooperativa sociale Santa Lucia di Asola che ha raccolto il primo lotto di 300 fiori da destinare all'essiccatoio e poi da consegnare ai laboratori universitari per gli esami. L'obiettivo? Quello di arrivare entro il 2022 ad ottenere prodotti cosmetici realizzati con gli estratti di questa specie vegetale. Ma questo è solo l'inizio, perché la speranza è quella di studiare altri impieghi del fiore di loto. «Sappiamo già che lo stelo e la foglia hanno fibre molto simili alla seta e sono addirittura idrorepellenti, quindi rappresentano una ricchezza per le aziende del tessile. Al momento siamo felici di sapere che a sperimentare l'uso del fiore per prodotti di cosmesi è una realtà italiana di rilievo internazionale. Mi sembra lo sbocco giusto per tanta bellezza», dice Pellizzer. Vincere la sfida sarà possibile e i numeri ci sono tutti. Basti pensare che le ninfee presenti da questi parti occupano una superficie molto vasta (oltre 65 ettari) e seconda per estensione solo alle distese simili presenti in Estremo Oriente. Inoltre nel periodo che va da aprile a ottobre i fiori colonizzano il lago Superiore di Mantova e le valli del Mincio. La fioritura raggiunge il suo apice nei mesi di luglio e agosto e il tappeto appassisce nei mesi autunnali. Insomma, di materia prima da riconvertire ce n'è davvero tanta. Se un secolo fa si pensava all'uso dei rizomi del fiore di loto in campo agroalimentare e sotto forma di farine - proprio come accadeva in Asia - adesso si punta su cosmetici di alta gamma. Una metamorfosi naturale per un fiore che - come un rituale di bellezza - ha la particolarità di aprire la corolla alla luce del sole e chiuderla con il calare della notte. Non a caso simboleggia purezza dell'anima e del corpo, forza vitale e rigenerazione.



Fonte: Gente

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