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Una famigliola di aironi alle Foppe

(31 Luglio 2021) - È il regalo più bello per i 30 anni dell'oasi: alle Foppe è arrivato il tarabusino, per la prima volta il piccolo airone, una vera rarità, nidifica nella radura di Trezzo. Un altro successo del gioiello di biodiversità che i volontari del Wwf hanno strappato al degrado e che curano con tanto amore. Prima, è stato avvistato il papà, poi la mamma e infine i piccoli.

«Ora che le uova sono dischiuse la famigliola è pronta per incontrare il pubblico. Grandi e piccini potranno lustrarsi gli occhi con uno spettacolo unico, nel weekend siamo aperti non-stop», dice il referente dei volontari Fabio Cologni. Specie protetta a livello internazionale, l'uccello conosciuto anche come guacco «è una sentinella del cambiamento climatico. Se arriva, l'ambiente è sano. È raro incontrarlo perché vive solo nelle zone umide che son sempre meno. Quando ci siamo accorti della sua presenza siamo rimasti incantati a contemplarlo».

Non è certo la prima volta che succede: Il sito a due passi dalla Monza-Trezzo e dall'A4 è uno scrigno che custodisce altri importanti tesori: la salvinia natans, una piccola felce primordiale che aiuta gli studi sulla terra e l'utricularia vulgaris, una pianta carnivora sempre di taglia «small» che «cresce solo qui in tutta la Lombardia, "esportata" grazie a un progetto sostenuto da Fondazione Cariplo sotto la direzione scientifica dell'Orto botanico di Bergamo», ricorda Cologni. E poi ci sono altri ospiti nell'hotel per uccelli che gli ecologisti curano come fosse un cinque stelle: sparviere e lodolaio sono fra i più amati, entrambe specie protette.

«Il miracolo è che qui a due passi dal centro trovano un habitat perfetto». Ma non è sempre stato così. A fine anni Ottanta da queste parti c'era una discarica a cielo aperto «e questo rende ancora più straordinaria l'attualità». La decadenza ha lasciato il posto a un vero e proprio eden. Una trasformazione certificata prima dall'inserimento della radura nella cornice del Parco Adda Nord, poi da Bruxelles che ne ha fatto un Sito di importanza comunitaria, e adesso una Zona speciale di conservazione. La pulizia, il recupero e la rinascita sono andati di pari passo con ricerche e studi geologici. «La natura è protagonista e i risultati si vedono». 



Fonte: QN - Il Giorno, Milano

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