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Patto per salvare il Ticino Ricerca internazionale indica le 75 cose da fare per tutelare fauna e flora

Le proposte di riqualificare il corridoio ecologico del fiume Ticino

(04 Giugno 2021) - In tutto 248 chilometri tra la val Bedretto, in Svizzera e la confluenza del Po a Linarolo, in provincia di Pavia. E' questo l'obiettivo di un piano decennale, dal costo di 17 milioni di euro, che vede insieme una ventina di enti per «migliorare lo stato di salute di aree dalla forte rilevanza naturalistica, reintrodurre specie vegetali e faunistiche scomparse o a rischio di estinzione, tutelare la biodiversità di ambienti unici». Gli impegni «Da tempo esiste l'impegno di proteggere gli ecosistemi più fragili di questo territorio - spiega Fabio Signorelli, consigliere del Parco del Ticino, uno degli enti coinvolti nel progetto - Sforzi che finora non sono mai stati coordinati su grande scala. Ora si è riusciti ad elaborare un programma di riqualificazione complessiva e a lungo termine. Il progetto dà valore al lavoro che da anni il Parco sta portando avanti per la valorizzazione del corridoio ecologico tra Alpi e Appennini, coinvolgendo anche territori all'esterno del Parco». Un patto per il Ticino che prevede 75 azioni a salvaguardia di ambiente e di specie all'interno di una delle aree più popolate ed economicamente attive d'Europa. Non solo si punta a migliorare lo stato di conservazione di specie animali e vegetali, ma anche a rinforzare la connessione ecologica Nord-Sud con interventi di recupero ambientale. Saranno coinvolti anche alcuni Comuni dell'Oltrepo, da Poltalbera a Codevilla, fino a Stradella, dove si prevedono nuove piantumazioni. I territori compresi tra la porzione meridionale del Parco del Ticino, il Po e gli Appennini costituiscono il tassello fondamentale per la connessione ecologica tra Alpi e Appennini - spiega Signorelli - In quest'area il paesaggio è dominato da un'attività agricola intensiva, che riduce la diversità biologica. Si intende quindi potenziare la rete ecologica di queste zone». Senza dimenticare i territori di Pavia e San Genesio dove verrà ripristinata la continuità ecologica tra la roggia Vernavola e le Garzaia di Porta Chiossa e della Carola, mettendo a dimora piante e siepi. «Il piano - chiarisce il consigliere - tiene anche conto dei cambiamenti climatici e di eventi estremi, come incendi, tempeste, siccità». Un piano redatto, tra novembre 2019 e febbraio 2021 dall'Istituto Oikos grazie al finanziamento di una fondazione inglese. «Si procederà a step, individuando i finanziamenti necessari - spiega Signorelli -. Per raggiungere questi ambiziosi traguardi è stato firmato un accordo di collaborazione da parte dei principali enti italiani e svizzeri che hanno partecipato alla fase preparatoria del programma». Tra le priorità la reintroduzione o il ripopolamento di specie animali quasi estinte o scomparse del tutto. Come la lontra, estinta da tempo, anche a causa del picco nell'uso di alcuni inquinanti chimici, come i policlorodifenili e i pesticidi organoclorurati, vietati, nel 2001, a livello mondiale. Ora, dopo due tentativi avvenuti in passato, si intende riprovare, coinvolgendo proprio la provincia di Pavia. Provincia che ancora ospita gli ormai rari esemplari di testuggine palustre autoctona, a rischio a causa delle tartarughe esotiche, liberate nell'ambiente. Si prevedono poi interventi di salvaguardia della rana di Lataste, tutelata a livello comunitario, del gambero autoctono, dello storione e dell'anguilla. Tra le specie vegetali, ci si concentrerà, sempre in provincia di Pavia, sulla reintroduzione della "Isoetes malinverniana" su cui sta lavorando l'università di Pavia (Orto botanico) oppure della Marsilea quadrifolia, anche qui in collaborazione con l'ateneo pavese.



Fonte: La Provincia di Pavese, Nazionale

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