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Ricercatori nei boschi: "Salviamo le querce"

Cinque team puntano a individuare le cause del deperimento della farnia e a creare una banca dati degli alberi resilienti

(31 Maggio 2021) - Un team di ricercatori per salvare i boschi di quercia lombardi dalla moria. A metterlo in campo è il progetto triennale "ResQ-Querce resilienti" nel Parco delle Groane che punta «alla sopravvivenza degli ecosistemi forestali, risorse cruciali per la società, poiché forniscono prodotti, impiego e servizi ecosistemici irrinunciabili», vale a dire quelle attività e materie prime offerte dalla natura all'umanità come cibo, acqua, legname, purificazione dell'aria, formazione del suolo, impollinazione. L'approccio multidisciplinare è il metodo di lavoro innovativo pensato per individuare le cause del deperimento della farnia (Quercus robur L., detta comunemente quercia) presente in Pianura Padana. Il progetto dell'Università di Pavia, co-finanziato dalla Regione, studia la relazione tra le risposte agli stress e le caratteristiche genetiche dei boschi lombardi di farnia. Coinvolti i ricercatori di 5 team: ecologi, dendrocronologi, ecofisiologi, botanici, fitopatologi e genetisti delle Università di Pavia e Basilicata e dell'Istituto di Bioscienze e BioRisorse del Cnr. «Abbiamo terminato la selezione delle 125 coppie di farnie sane e deperienti, che rappresenteranno le fondamenta delle indagini del progetto. Questa settimana abbiamo concluso la raccolta dati nelle ultime due aree sperimentali (Isola del Turbigaccio nel Parco lombardo della Valle del Ticino e Bosco di Cesate nel Parco delle Groane) e, grossomodo, il 90% dei rilievi in bosco dell'intero progetto - spiegano i ricercatori -. Le attività ora si sposteranno prevalentemente in laboratorio per le estrazioni del Dna e le analisi genomiche, la preparazione delle carote per le analisi dendrocronologiche, isotopiche e anatomiche, i saggi micologici. È stata una settimana intensa, in cui siamo stati in bosco tutti i giorni da mattina a sera per concludere i campionamenti nei tempi previsti. Ce l'abbiamo fatta grazie all'impegno e alla competenza del team e al personale dei Parchi e alle Gev che ci hanno dato supporto». Regione, enti locali, professionisti che lavorano in ambito forestale, gestori di aree protette e vivaisti avranno alla fine una banca dati di alberi resilienti e una descrizione delle peculiarità che possono concorrere a rallentare o prevenire l'insorgenza dell'indebolimento delle piante. I dati saranno la base per la conservazione e la propagazione delle foreste, minacciate dai cambiamenti climatici.



Fonte: QN - Il Giorno, Milano

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