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SULLA STRADA DELLE API

Sono a rischio, assediate da cambiamenti climatici e pesticidi. Ma dalla loro sopravvivenza dipende anche la nostra

(26 Aprile 2021) - Il 20 maggio è la Giornata mondiale delle api, festa istituita dall'Onu nell'ottobre 2017, in coincidenza con la data di nascita di Anton Jansa, il padre dell'apicoltura. Non c'è molto da festeggiare, perché questi piccoli insetti sono sempre più a rischio a causa del cambiamento climatico e dell'uso indiscriminato dei pesticidi. Se le api non stanno molto bene, quindi, è colpa, dell'uomo, che invece beneficia del loro prezioso lavoro di impollinazione. Cosa possiamo fare per difenderle? Il primo passo è conoscere meglio il loro mondo magico, il secondo è creare spazi più accoglienti e sostenere gli apicoltori attraverso i nostri consumi. una comunità superorgaruzzata Quella delle api è una comunità super organizzata, dove ogni elemento ha una funzione e tutti insieme agiscono come se fossero un organismo unico. «In base all'età, ognuna ha un compito: le più giovani restano nel nido per pulire. Poi man mano diventano nutrici, ceraiole, guardiane e bottinatrici. Le api nutrici sono le baby sitter delle larve a cui somministrano pappa reale e miele. Le ceraiole producono la cera, con la quale costruiscono o riparano i favi. Le guardiane sorvegliano l'alveare e vigilano che non arrivino api estranee (o vespe) a rubare il miele. Infine, le più anziane fanno le bottinatrici: ogni insetto trasporta un carico di nettare che arriva quasi alla metà del suo peso, a velocità di 15-20 chilometri orari», racconta Dario Paladini, autore del libro Io sto con le api: Conoscere, proteggere e amare un mondo in pericolo (Terre di mezzo). a cosa servono Un grande impegno che ha uno scopo, nutrire e far crescere l'alveare, e un effetto secondario che per noi è basilare: l'impollinazione che ci permette di ammirare i fiori e soprattutto di gustare i frutti. Le api sono responsabili dell'impollinazione dell'80 per cento dei fiori selvatici e del 75 per cento dei prodotti agricoli che portiamo in tavola: è merito loro, insomma, se mangiamo un'insalata di pomodori e concludiamo il pasto con una bella coppa di fragole. Ma questo legame sempre più spesso salta per colpa dell'uomo. diversi nemici Le api sono sempre meno: secondo uno studio dell'Unione internazionale per la conservazione della natura il 10% delle specie selvatiche di api è in via di estinzione e un altro 5% è a rischio. La causa è da ricercarsi nell'innalzamento delle temperature. «La cura delle api mi ha fatto vedere da vicino gli effetti drammatici dei cambiamenti climatici» racconta Paladini. 1 cambi violenti delle condizioni meteorologiche, le siccità estive, gli inverni miti stanno modificando il ritmo delle fioriture, la qualità del nettare e la vita delle api e degli altri insetti impollinatori, dicono gli esperti. Altri nemici sono i pesticidi e i diserbanti, che fanno piazza pulita delle "erbe infestanti" a scapito della biodiversità di cui le api hanno bisogno e contaminano polline e nettare. Uno studio dell'Efsa Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha confermato che i neonicotinoidi, antiparassitari utilizzati nella coltura del mais, sono tra i responsabili della moria delle api mellifere e selvatiche, mentre un'indagine pubblicata sulla rivista Science ha evidenziato come nei tre quarti del miele siano presenti residui di pesticidi. Infine le api sono minacciate da parassiti come la varroa, acaro molto "cattivo" che colpisce le api deboli. al ripopolamento Chi abita in città, ma anche in campagna, può contribuire al ripopolamento allestendo piccoli angoli di giardino, un balcone o un davanzale con qualche piccola pianta amica delle api: dalle aromatiche alla lavanda, dai tageti agli ellebori. «Se sommiamo balconi, terrazzi, giardini avremo tantissimo terreno coltivabile: un enorme parco privato che possiamo adibire a ospitare gli insetti impollinatori», spiega Giancarlo Accinelli, entomologo e scrittore, che ha creato i kit eugea (eugea.it) con mix di semi che contengono pasti completi per le api. Creare spazi a misura di api è come mettere i soldi in banca. Le api svolgono un ruolo fondamentale gratuito, impollinano le nostre piante». SPAZI OSPITALI Una misura per rendere i nostri spazi verdi più ospitali per le api è evitare di usare antiparassitari sulle piante. «I prodotti chimici possono essere sostituiti con un macerato di aglio: bisogna frullare qualche bulbo e lasciarlo in infusione in due litri di acqua bollente per qualche ora», suggerisce Giorgia Leonardi, commerciante milanese e apicultrice per passione (la trovate su instagram e youtube (api_in_giardino). «Poi basta aggiungere qualche goccia di olio di neem, versarlo in un flacone spray e spruzzare la miscela sulle piante per prevenire l'attacco di afidi e acari». In estate, le api hanno sete, come noi. Buona regola è lasciare un po' d'acqua a disposizione per gli insetti. Basta un piattino fondo con qualche pallina di argilla espansa, tappini di sughero o piccoli sassolini, in modo che possano bere senza annegare. un'oasi di pace Sembra un paradosso, ma le api possono trovare un'oasi di pace nelle città. E sono tantissime le iniziative urbane (a cui si può contribuire). Al Parco Nord di Milano, per esempio, si sta realizzando l'Apistrada, 3,5 chilometri con oltre un milione di fiori, un'esplosione di colori che piace molto agli impollinatori. «Volevamo mettere in collegamento due aree del parco destinate all'apicoltura, quella dell'Orto condiviso e l'apiario della Cascina, gestita dall'Ente parco», in città spiega Fabio Campana, responsabile del Servizio ambiente del Parco Nord. «Obiettivo: dare un contributo alla biodiversità. Abbiamo seminato il "fiorume", un miscuglio di semi di elevato pregio naturalistico, prodotto a partire da un prato naturale mediante trebbiatura del fieno, insieme a specie autoctone, come la salvia pratensis e l'achillea, qualche bulbo, come narcisi e giacinti, e vari arbusti come la rosa rugosa, la perovskia, che fa dei piccoli fiori blu, l'aglio SOSTENERLE a distanza Per sostenerle a distanza, si può aderire alla campagna europea savebeesandfarmers.eu/ita/ che chiede la graduale eliminazione dei pesticidi sintetici, il ripristino degli habitat naturali e un aiuto agli agricoltore. Su 3bee. com puoi adottare la tua arnia e monitorarla 24 ore su 24, odoroso. Tutte specie che assicureranno dalla nostra strada una fioritura prolungata, in modo che le api abbiano sempre cibo a disposizione». dallo smartphone, verificando tutti i parametri biologici delle api, come peso, temperatura, umidità e intensità sonora. L'offerta minima è 21 euro e dà diritto a mezzo chilo di miele. Puoi scegliere un'arnia anche su www. spazioape.it con 25 euro hai diritto a un chilo di miele e 100 grammi di polline o apicolturaurbana.it, dove si chi vuole può richiedere un kit per occuparsi dei primi sciami o affidare ad esperti la conduzione delle api sui tetti o nelle aree verdi (lo possono fare anche le aziende). Legambiente ha lanciato la campagna "Save the queen" (Salvate la regina). Sul sito trovate il link per firmare e l'elenco delle piante amiche delle api. Sostenere le api è anche acquistare un miele in modo consapevole verificando la provenienza (sull'etichetta è indicata). Scegli quello italiano per sostenere i nostri apicoltori e diffida dei prezzi troppo bassi: mezzo chilo di miele a due o tre euro devono destare sospetto. PRONTE A CREARE il vostro apiario familiare? Le api possono essere salvate dall'estinzione anche tornando all'apicoltura familiare. Bastano due o tre alveari, che fornirebbero un po' di miele a uso personale. Si crea così una rete diffusa di piccoli apicoltori. Chi alleva api entra in un rapporto più intimo con la natura e diventa un attento osservatore dell'ambiente. Le soddisfazioni sono fante e non solo per il miele. «Un odore dolce e caldo, con sentori di fieno e caramello. E il profumo dell'alveare, si sprigiona dalla cera, dal miele e dalla propoli. Chi viene a visitare il mio apiario ne rimane sorpreso e spesso comincia a respirare più profondamente, oppure avvicina il naso ai favi per coglierlo pienamente», scrive Dario Paladini sul suo libro. Aggiunge Giorgia Leonardi: «A volte mi incanto a guardare l'alveare, a vedere entrare e uscire le api: il ronzio ha un effetto quasi ipnotico, l'odore... tutto mi rilassa e per me è terapeutico». LA PREPARAZIONE Naturalmente non ci si improvvisa apicoltori. La prima cosa da fare è seguire un corso di preparazione serio, in modo da scegliere il luogo adatto (si può chiedere ospitalità a qualcuno se non si ha un terreno) e saper gestire al meglio gli insetti. Occorre inoltre iscriversi all'anagrafe nazionale apistica, partecipare a eventuali incontri organizzati dal servizio veterinario dell'azienda sanitaria locale, «lo ho provato per caso: un amico mi ha portato il primo sciame, che ho messo in un'arnia, ma l'ho perso», racconta Giorgia. «Consiglio a chi vuole cimentarsi oltre ai corsi, anche di trovare un esperto che possa dare dei consigli all'inizio. E poi bisogna provare. Ne trarrete grande soddisfazione». Paura di pungersi? Entrambi gli apicultori non ne hanno. «Le api, a differenza delle vespe, difficilmente pungono, lo fanno solo quando si sentono attaccate». il bug hotel Chi ha spazio, può creare un bug hotel (albergo degli insetti), una casetta per le api solitarie, che sono campionesse di impollinazione (ma non fanno il miele). Ti servono delle cannucce di bambù, mattoni forati, legno, paglia. Su internet trovi vari tutorial (per esempio su amicingiordino.it o sul sito del Museo di storia naturale di Pisa, www.msn.unipi.it/wp-content/ uploads/2020/04/Come-costruireun-BUGS-HOTEL.pdf). 1 COSTI Bisogna comprare le api (circa 100-120 euro a famiglia e sarebbe meglio prenderne 2 o 3) più l'arnia, con il melario e i telai (almeno 100 euro) e l'attrezzatura.



Fonte: Silhouette Donna

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