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Il Dna come garanzia di qualità

(05 Ottobre 2019) - IL TERRITORIO CHE PRODUCE

di GIOVANNI CHIODINI - MAGENTA - ACQUISTANDO un prodotto alimentare col marchio Parco del Ticino adesso il consumatore avrà una garanzia in più: oltre a sapere che quel salume, quella farina o quel riso è stato prodotto nel territorio del Parco seguendo un preciso protocollo riceverà anche la certezza di quello che acquista. Grazie ad una collaborazione attuata col Cnr, sviluppata anche grazie ai contributi di Regione Lombardia e Camera di Commercio, sui prodotti degli associati al Consorzio Marchio Parco del Ticino ci sarà un codice che ne accerta il Dna. «UN CODICE che certifica la qualità del prodotto, e che sarà applicata su tutti i prodotti a marchio Parco, dalle farine ai pesci, dalle carni ai salumi» ha spiegato Cristina Chiappa, vicepresidente del Parco (nella foto, con Sandro Passerini presidente del consorzio). La modalità di etichettatura dei prodotti è basata sull'accertamento dell'effettiva identità stabilita con un'analisi del DNA che rilascia un profilo definito Dna barcode. Questo profilo di identità viene poi tradotto in un codice QR, che letto attraverso un dispositivo smart, permette di conoscere con certezza l'identità e la composizione di ciò che acquista. «Abbiamo fatto un importante passo in avanti nella volontà di certificare ulteriormente i nostri prodotti - ha spiegato Sandro Passerini, presidente del Consorzio -. Già il marchio del Parco assicura che le aziende coinvolte operano un'agricoltura eco-sostenibile, rispettosa dell'ambiente, del paesaggio e degli animali. Oggi andiamo a certificare che la farina di mais inserita in una confezione a marchio Parco Ticino è pura farina di mais, oppure che nel sugo di cinghiale c'è realmente solo carne di cinghiale catturato selettivamente nei nostri territori e non una percentuale minima di carne di cinghiale mischiata con altro. È un patto che andiamo a stringere col consumatore, al quale garantiamo cosa effettivamente vendiamo». PER ESSERE sicuri del prodotto acquistato basta dotarsi di un cellulare, inquadrare il codice e leggere la schieda. «Addirittura è abbinato anche un messaggio vocale così che anche gli ipovendenti possano utilizzarlo». «Pensavamo questi concetti già vent'anni fa - osserva Diego Breviario del Cnr -. Allora eravamo impopolari. Oggi invece c'è una nuova coscienza e per sostenere l'imprenditorialità sta diventando necessario certificare i prodotti. Questo metodo traccia un Dna unico, ed evidenzia tutte le presenze spurie. Però non si può usare su tutto. Ad esempio il miele non è certificabile col Dna e non lo facciamo, proprio per dimostrare serietà». © RIPRODUZIONE RISERVATA



Fonte: QN - Il Giorno, Legnano

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