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Grotta Marelli: con gli Alpini una scalata all'ingiĆ¹

(14 Agosto 2019) - FESTADELLAMONTAGNA Un successo le visite guidate nello spazio sotterraneo che si apre nel parco del Grand Hotel

Chi non ama le montagne attorno a Varese, a partire dal Campo dei Fiori, dove è in corso la Festa degli Alpini? Passeggiate, escursioni, camminate per ammirare i paesaggi che si aprono davanti agli occhi di chi sale dalla città. Bellezza e paesaggi illuminati dal sole. Ma si rivela ancora più affascinante e misterioso il mondo che si apre sotto i i passi dei varesini, che sprofonda nel buio, che nasconde piccole sorprese, apre scorci inattesi, passaggi improvvisi. Il grande mondo delle grotte, che incute paura ma nello stesso tempo affascina come una favola. La Festa degli Alpini offre anche quest ' a nno la possibilità di scendere nel buio e ammirare la Grotta Marelli, che si apre nel parco del Grand Hotel e che dai primi del ' 900 serviva da rifugio dal caldo per gli ospiti dell ' hotel. Grotta ancora poco conosciuta, nonostante la sua nascosta bellezza. »Così vicina alla nostra città, eppure non sapevo che esistesse». Parole di un varesino al termine della visita. Le ha sentite più volte Donatella Reggiori, geologa, guida esperta del Gruppo Speleologico Prealpino che da tempo conduce i visitatori alla Marelli (è anche guida al Monte San Giorgio). Un ' escursione di grande interesse, quella alla Marelli, spiega Reggiori, «dato che ci porta in una grotta che si sviluppa per poco meno di 6 chilometri, con un dislivello di 508 metri». Un mondo misterioso che nasconde tante sorprese. Si scende nella Marelli, una delle 150 grotte carsiche individuate all ' interno del Parco Regionale del Campo dei Fioria Varese, grazie ad una scala dei primi del Novecento, che ci introduce nella grotta anche da un punto di vista storico, luogo segreto per gli ospiti del grande albergo liberty. Un luogo che prese il nome da Ferdinando Marelli, giovane esploratore che nel 1916 perse la vita al suo interno. Un mondo lontano che riceve a ogni visita un pubblico di curiosi davvero eterogeneo: «Arrivano anche bambini piccoli, 4-5 anni, fino a persone di 99 anni» sorride Reggiori. Ma anche una grotta che custodisce, nei recessi, una fauna rara e antichissima, come il Duvalius Ghidini, definito " relitto del terziario " , riuscito a sopravvivere grazie al rifugio nella grotta. Poi pipistrelli, che nella grotta trovano un luogo ottimale per " r e ndez-vous " di fine estate e che sono oggetto di un grande progetto europeo a cui partecipa anche l ' Università dell ' Insubria. Non solo un luogo di specie faunistiche uniche, ma anche luogo di falde acquifere, che vanno ad alimentare acquedotti del territorio, «Una grotta che è sempre stata frequentata da gruppi speleologici - conclude la guida -, che è stata scoperta progressivamente nei suoi vari rami. E che oggi può essere conosciuta da un pubblico più ampio, consapevole di essere vicini di casa di luoghi nascosti sotto terra, di grande valore, di grande storia». Andrea Giacometti © RIPRODUZIONE RISERVATA



Fonte: La Prealpina, Nazionale

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